
====Il matriarcato====
L'Occidente "evoluto" è chiaramente diventato una grande società matriarcale. Vorrei specificare, però, che più che la donna emancipata, la quale è sempre più sola, sempre più angosciata e problematica e sempre più gravata della totalità delle decisioni e delle responsabilità, chi ha avuto la vera supremazia sociale è la figura della madre, che ha fagocitato con il suo abbraccio protettivo e soffocante ogni aspetto della vita umana.

Oggi la società è diventata una grande madre iperprotettiva: non si fa che parlare di diritti e di tutele e mai di doveri (che sarebbero un aspetto maschile), ogni aspetto della vita è rigorosamente imbrigliato allo scopo di non offrire imprevisti, ogni essere umano vive da infante che deve essere protetto in tutto contro ogni possibile pericolo pur se visionario e remoto.

Viviamo di aspettative, di calcoli infinitesimali sul futuro, evitiamo come la peste il rischio, l'avventura, l'ignoto l'incerto, il prendere decisioni e assumerci responsabilità. I lavori precari li lasciamo fare solo a coloro che vengano da altre società: nell'occidente esiste solo il lavoro a vita ipertutelato((Non si dovrebbe chiamare più //lavoro//, ma //posto// o //impiego//. Anche quando si discute di disoccupazione, non si parla di trovare un lavoro, che generalmente anche i disoccupati in qualche maniera hanno, visto e considerato che in Italia non risultano da molti anni decessi per fame.)), con la speranza che possa essere pure ereditato dai propri figli (e a volte lo diviene davvero).

Ci si danna alla ricerca di certezze o presunte tali, che diventano una grande occasione di affari per chi sa bene sfruttare questa nevrosi, dai venditori degli infiniti sistemi di sicurezza allo strapotere delle assicurazioni. Ogni giorno il parlamento europeo, o quello nazionale, o quello regionale o il consiglio comunale varano centinaia di nuove norme per la sicurezza e per la prevenzione da qualche pericolo, cose che sono diventate quasi l'unico scopo di vita della politica.

La società moderna ha anche abolito la competitività, che è un tipico aspetto maschile, relegandola nel solo ambito economico, impedendo qualsiasi crescita ed evoluzione, che, come Darwin insegna, necessitano di selezione competitiva. Il risultato è una società rammollita, pantofolaia, oziosa, in cui i figli stanno a casa dalla mamma fino a trent'anni e oltre (psicologicamente ci stanno tutta la vita), in cui non sorgono più nuove idee, nuovi ideali, nuove sfide, nuovi progetti, nuove ambizioni, ma tutti si adagiano sul sofà davanti alla televisione (vi ricordate che un tempo si chiamava "//mamma// RAI"?) o davanti al videogame, ciucciando qualcosa (bibite, pop corn, ecc.) per sentirsi ancora di più infanti nello stadio orale.

Nella scuola dell'obbligo è vietato bocciare gli studenti anche se sono asini assoluti((Un cattivo rendimento a scuola è obbligatoriamente colpa dell'insegnante, della famiglia, della società o della scuola stessa. La responsabilità individuale è bandita soprattutto dalla scuola che, pertanto, diviene la palestra principale dell'irresponsabilità, del vivere di espedienti e di scuse.)), assistiamo alla continua confusione tra l'uguaglianza nei diritti e l'uguaglianza tout court, che è una semplice follia ideologica in quanto ogni essere umano è unico e irripetibile e non può essere in nulla uguale ad un altro. L'egalitarismo è dilagante in ogni sciocchezza e fortissimo è l'odio con chi non appartiene a questo cliché, magari solo perché ha riflettuto un po' più degli altri.

Infatti la madre non fa differenza tra  i figli, li tratta tutti allo stesso modo, siano santi o delinquenti, obbedienti o ribelli, e questo, a sua volta, è alla radice della globalizzazione selvaggia, dove tutto è uguale dappertutto, come lo sono i figli presso la madre.

Il predominio della madre è l'alveo ideale per lo sviluppo della società consumistica, basata sull'appagamento dei bisogni e sul soddisfacimento dei desideri (che generalmente sono solo capricci e condizionamenti), funzioni che sono tipiche del ruolo materno.

Visto che l'amore paterno è un amore condizionante e responsabilizzante al rispetto delle regole, mentre quello materno è sempre incondizionato, assistiamo al crescere di generazioni di piccoli maleducati, viziatissimi, che non rispettano nessuno, incontentabili (lo si vede a tavola), e che non riconoscono nessuna autorità, nemmeno a scuola, tanto la madre li accoglie sempre e comunque, qualsiasi cosa facciano.

E di qui alla nascita del bullismo, un fenomeno molto preoccupante in costante ascesa, il passo è breve: con la mancanza del rispetto e del senso di autorità, per mancanza dell'educazione paterna, si crea una nuova forma di autorità di branco, frutto dell'educazione materna che accoglie comunque anche il peggior delinquente. 

Tutti avranno visto che, quando un criminale efferato, che ha commesso delitti spaventosi, viene individuato o catturato, i giornali intervistano la madre (pedaggio obbligato del giornalismo di una società matriarcale) la quale dirà quasi sicuramente: "Mio figlio è stato sempre un bravissimo ragazzo. Deve essere stato traviato da cattive compagnie che me l'hanno rovinato". 

E il cliché è rispettato: nessuno è responsabile delle proprie azioni, lo dice la mamma!

Il fenomeno più pericoloso è che la società matriarcale premia il bambino, premia chi non cresce, soprattutto chi non vuole crescere, che sia uomo o donna, anche perché questo bambino sarà un ottimo consumatore (e come tale coccolato dalla società - madre), mentre osteggia e combatte le persone adulte e responsabili che cercano e trovano la propria strada, magari rischiando e osando. 

L'adulto responsabile è quello che recide il cordone ombelicale, e che quindi inevitabilmente fa soffrire la madre, visto che tale recisione rimane sempre un atto cruento e chirurgico anche quando è solamente metaforico: questo taglio non ferisce solo il figlio, ma anche (soprattutto?) la madre, che dalla conquistata libertà, autonomia e responsabilità del proprio figlio perde una enorme fetta di potere e  parte del proprio scopo di vivere.

Altra tragedia della società matriarcale è il padre, eterno adolescente irresponsabile, che non si cura dei figli, il cosiddetto [[puer aeternus]]. Questo padre è in realtà è un bambino cresciuto solo anagraficamente, che pensa solo al suo lavoro e ai suoi hobby (i giochi adatti alla sua età) e vive nell'assenza di responsabilità tipica del bambino, delegando tutte le cose importanti alla moglie - madre, la quale, a sua volta, rinforza questo gioco perché comunque lo accoglie e lo vizia indipendentemente dai suoi comportamenti, si accolla tutte le responsabilità che dovrebbe prendersi lui e gli permette di continuare a fare il bambino, di cui lei fa orgogliosamente la madre.

Occorre osservare che la madre normalmente si sacrifica e fatica per tutta la famiglia, in quanto le persone attorno a lei sono bambini (anche il marito è meglio che lo sia, altrimenti si divorzia) e quindi a lei tocca fare di tutto. Ma tutte queste fatiche sono il prezzo del potere: lei ha diritto di sapere e controllare tutto, se il marito ritarda di un minuto deve immediatamente telefonarle, deve essere informata per prima di ogni decisione e ovviamente qualsiasi cosa importante necessita del suo benestare preventivo. Insomma ha il dominio di tutta la famiglia e, se può, cerca di conservare tale dominio anche sulla famiglia dei figli, tramite lo stesso stratagemma: lavoro e sacrificio in cambio di potere.

Va sempre ricordato che non ci si stacca dalla madre senza sofferenza per entrambi, la recisione del cordone è sempre e comunque un importante decisione di vita (//de-cidere// in latino significa "tagliare con un colpo dall'alto verso il basso"), uno strappo sanguinoso, e chi non vuole osare e soffrire per conquistare la propria autonomia rimarrà l'eterno bambino, viziato e coccolato, ma istupidito e succube per tutta la vita. Uomo o donna che sia.

Ma bisogna sempre ricordare che il compito di aiutare il figlio a questo grande passo è il compito numero uno dell'educazione paterna, la vera e propria iniziazione alla vita per la quale il padre non può essere surrogato da nessuno. Senza un padre (che faccia il padre!) ci sono solo bambini che difficilmente potranno crescere. E un padre che svolga il suo vero compito, liberare i figli dalla simbiosi rassicurante della madre per portarli a vivere la vita responsabilizzandosi, osando e rischiando, non potrà evitare un conflitto con la madre, e quindi dovrà necessariamente essere in qualche modo osteggiato da lei.

Avendo oggi la madre il potere assoluto, al padre che pur sappia svolgere degnamente il suo ruolo, non è permesso operare, fino al costo estremo di spezzare la famiglia, allo scopo che ai figli venga evitato qualsiasi cammino di responsabilità e di libertà. 

Ultima grande tragedia della società matriarcale è la tossicodipendenza. Il quadro di riferimento psichiatrico del tossicodipendente, lo sanno tutti, è: madre simbiotica - padre assente.

La madre di tutte le dipendenze è la madre: sembra un gioco di parole ma è una importante realtà psicologica. Il bambino che non vuole crescere deve essere dipendente da qualcuno o da qualcosa. 

Se non basta il qualcuno ci si attacca al qualcosa: la cronaca giudiziaria ci racconta il come.

E sappiamo benissimo che ogni politica finora fatta per contrastare il diffondersi delle droghe è stato un totale insuccesso: senza il padre che spinge il bambino a crescere, anche utilizzando modi bruschi,  autoritari e talvolta violenti, che, tuttavia sono l'unico strumento da taglio per il cordone ombelicale, nessun bambino diventerà uomo o donna. 

Vorrei ricordare i successi strabilianti di Vincenzo Muccioli, il fondatore della Comunità di San Patrignano, nel recupero dei tossicodipendenti. Non era uno psicologo o uno scienziato o uno che ne sapesse sulla tossicodipendenza tanto di più degli altri. Era un uomo burbero, indomito, deciso, autoritario. Una vera e autentica figura paterna, e come tale era sentito dai ragazzi che andavano a recuperarsi. E i suoi metodi non erano certo baci e carezze, tanto che è stato violentemente criticato per il suo modo di agire e perfino denunciato. Ma otteneva un effetto indubitabile, tanto che San Patrignano è diventata la più grande comunità di recupero tossicodipendenti di tutta l'Europa e ha strappato alla schiavitù della droga migliaia di ragazzi.

Ricordiamoci sempre che il cordone ombelicale è simbolicamente un cappio attorno al collo: o lo si recide o ci si impicca!

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